La culotte de cheval è una delle adiposità più “tenaci”: può persistere anche in pazienti normopeso, perché legata alla distribuzione regionale del tessuto adiposo e a una struttura fibrosa locale che rende la zona poco responsiva a dieta e sport. Nella pratica clinica, il rischio non è solo “non ridurre abbastanza”, ma ottenere un profilo poco uniforme o una pelle che, dopo la riduzione, appare più rilassata. Per questo il concetto di qualità della pelle è centrale: texture, compattezza e continuità del contorno sono parte del risultato.
La radiofrequenza è utile perché introduce il tema del tightening: il riscaldamento controllato può favorire contrazione dei setti e una risposta riparativa del collagene. In un’area come la culotte, dove il paziente spesso chiede una transizione più armonica tra fianco e coscia, la possibilità di lavorare su volume e sostegno tissutale nello stesso piano è clinicamente rilevante.
QuantumRF è uno degli strumenti che si collocano nel segmento “minimamente invasivo” per trattamenti di rimodellamento. Inoltre, InMode Australia definisce QuantumRF 25 come dispositivo “IgniteRF-exclusive” pensato per aree più grandi, con cannula rivestita e RF bipolare pulsata.
Nel linguaggio del percorso Quantum, questo si traduce in un messaggio chiaro: per la culotte de cheval, la radiofrequenza non è solo “stringere la pelle”, ma lavorare su contorno e retrazione in modo programmato. Anche qui, è essenziale l’onestà clinica: se la lassità è severa o la pelle è molto impoverita, può essere necessaria una strategia diversa (o combinata). Ma nei casi lievi-moderati, l’approccio RF mirato può rappresentare un’opzione concreta e moderna.
